Negli ultimi vent’anni, l’interesse verso i funghi medicinali ha conosciuto una vera trasformazione: da rimedi tradizionali usati in ambiti circoscritti, a oggetto di studio in contesti accademici e clinici.
La micoterapia – ovvero l’impiego dei funghi a fini salutistici e terapeutici – è oggi considerata una disciplina ponte tra fitoterapia, immunologia e medicina integrata.
Le applicazioni non si limitano alla prevenzione. Alcuni funghi sono studiati per la loro efficacia nel modulare la risposta immunitaria, nel ridurre l’infiammazione sistemica, nel sostenere la rigenerazione neuronale, e nel contrastare lo stress ossidativo cronico.
Tra i bersagli principali: il microbiota intestinale, l’asse intestino-cervello, il sistema endocrino, e le cellule immunitarie innate e adattative.
I β-glucani sono probabilmente tra i composti più studiati. Presenti in molti funghi medicinali, questi polisaccaridi stimolano i macrofagi, le cellule NK e i linfociti T, migliorando la risposta immunitaria innata.
Non attivano indiscriminatamente il sistema, ma lo regolano: ecco perché si parla di “immunomodulazione”.
Oltre al sistema immunitario, alcuni funghi agiscono sul sistema nervoso.
L’Hericium erinaceus, ad esempio, contiene molecole (erinacine) che favorirebbero la neurogenesi e la rigenerazione delle fibre nervose. In parallelo, il Reishi (Ganoderma lucidum) è oggetto di studi per la sua azione rilassante sul sistema nervoso simpatico, utile in caso di insonnia, ipertensione da stress o agitazione cronica.